sabato 19 novembre 2011

Vorrei un governo..

Che tutelasse chi è titolare di un c/c e non gli istituti di credito che lo stanno vessando da anni. Che aiutasse le famiglie cattoliche italiane e non le scuole private e le grasse istituzioni come il Vaticano. Che aiutasse i militari, le forze dell'ordine e carcerarie, non le alte cariche, le finte missioni e gli sporchi appalti di guerra. Che riformasse le pensioni facendo dare da chi ha di più per chi avrà meno, non far pagare ai precari attuali le pensioni d'oro ai dirigenti. Che non premi chi abusa, viola la legge ed esporta capitali, ma che confischi gli illeciti. Basterà solo essere giusti, come non lo si è stati mai in Italia

giovedì 17 novembre 2011

Monti come Dini?

A sostenere il governo c'è anche l'ex presidente del Consiglio che dal 95 al 96 guidò l'unico esecutivo interamente tecnico della repubblica italiana. «Certo, Monti mi ricorda il mio governo, anche se l’attuale situazione economica e politica è completamente diversa da quella in cui nacque il mio esecutivo. Dovrà attuare le riforme strutturali attese da tempo, come l’abolizione delle pensioni di anzianità e quella delle Province, Monti è l’uomo giusto perché è stimato in Europa e può farcela con un esecutivo di programma e di emergenza, sostenuto da tutte le forze responsabili unite».

sabato 12 novembre 2011

Mari o Monti? Montezemoli

"La possibile costituzione di un Governo presieduto dal professor Monti e appoggiato da un ampio arco di forze politiche in Parlamento, sarebbe l'unica soluzione in grado di portar fuori l'Italia dal precipizio e costruire le premesse per il rilancio del Paese. -dichiara Luca di Montezemolo- Il fatto che gli esponenti piu' responsabili dei partiti abbiano dichiarato di essere pronti a sostenerlo e', finalmente, un segnale importante e positivo da parte della politica."

mercoledì 18 maggio 2011



La legge di iniziativa popolare per la ricostruzione dell’Aquila e la messa in sicurezza dei territori ha già raggiunto uno storico traguardo: il suo testo sarà discusso in Parlamento, e non era mai accaduto prima.
A pochi giorni dalla scadenza dei sei mesi di campagna di raccolta firme a L’Aquila e in Italia il Comitato Promotore ha raggiunto la cifra di oltre 40.000 firme regolarmente certificate. Altre migliaia stanno continuando ad arrivare e, in questa settimana, si cercherà di certificarle tutte.
Intanto, il testo integrale, così come sottoscritto da decine di migliaia di cittadine e cittadini, è già all’esame della Commissione Ambiente e Territorio della Camera dei Deputati ed è stato già sottoscritto da 220 deputati di diversi partiti politici.
Questo risultato storico è stato raggiunto grazie alla straordinaria mobilitazione di tanti singoli cittadini, associazioni, comitati, forze sociali e culturali dell’Aquila, del cratere e dell’Italia intera che in questi mesi hanno lavorato con mille difficoltà senza sosta, senza il decisivo apporto delle grandi organizzazioni partitiche e sindacali nazionali.
Sappiamo che questa legge è una necessità fondamentale e non più rimandabile per immaginare un futuro nel nostro territorio, ma siamo anche consapevoli dell’importanza per tutto il territorio nazionale
Se abbiamo raggiunto questo storico traguardo lo dobbiamo a tutte e tutti coloro i quali ci hanno fortemente creduto da subito; anche contro un fortissimo scetticismo, anche a L’Aquila. Molti non si sono neanche avvicinati ai banchetti della raccolta firma perché pensavano fosse una legge “di parte” beh, avevano ragione, era, è e sarà di parte: dalla parte dell’Aquila e dei comuni colpiti dal territorio, dalla parte di tutti i territori colpiti da catastrofi naturali, a partire da quelli della costa teramana e marchigiana, ed i comuni alluvionati del Veneto.

In Commissione Ambiente e Territorio della Camera sono attualemente in esame tre testi di legge: quello integrale della proposta di legge di iniziativa popolare ed altri due presentati, rispettivamente dall’Udc e dai Radicali Italiani che comunque si ricollegano al nostro testo-base.
Da metà marzo in avanti sono stati ascoltati nelle audizioni alla Camera i rappresentanti degli Enti locali (Regione Abruzzo, Provincia e Comune dell’Aquila e comuni del cratere), i rappresentanti della regione Umbria e della regione Marche, la Protezione Civile, il Comitato promotore, gli ordini professionali dei tecnici impegnati nella ricostruzione, associazioni di categoria e tutti hanno concordato sulla necessità di una legge organica per la ricostruzione dell’Aquila e dei comuni colpiti dal terremoto che dia una linea guida per tutte le catastrofi naturali che dovessero verificarsi sul territori.
Tra i punti chiave del testo, si ricordano norme certe al posto di quelle fissate con le ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri o della Struttura Commisariale, fondi certi attraverso un flusso costante nel tempo anche con l’istituzione di una tassa di scopo, poteri reali agli enti locali anziché a commissari, misure per il rilancio economico e sociale del territorio. Tra le misure di interesse nazionale, l’istituzione del “Fondo permanente catastrofi”, cui attingere in caso di spese per fronteggiare emergenze ambientali, e misure di prevenzione ed educazione ambientale.
Ora il testo dovrà affrontare l’esame del Parlamento e la nostra battaglia si sposterà nella sede deputata a farla questa legge, che chiediamo a gran voce da oltre un anno. I deputati che già ne hanno sottoscritto il testo rappresentano quasi diciotto milioni di elettori, in tutta Italia. Questo è un dato, oggettivo, di assoluta rilevanza.

Oggi chiediamo un incontro urgente con il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini per consegnare le decine di migliaia di firme che rappresentano la volontà di tanti cittadini italiani e di un intero territorio.
Domenica 15 maggio saremo di nuovo in Piazza Duomo per leggere e discutere del nostro testo di legge e per iniziare insieme un percorso nuovo, non meno importante di quello appena concluso. Perché, ad esempio, dal prossimo novembre inizierà il pagamento dei sospesi 2011 in un’unica soluzione, ultimo rimasuglio di piccole microscopiche facilitazioni concesse ai terremotati dell’aquila, che stanno già pagando tutto. La soluzione è già inserita organicamente nella nostra proposta di legge.
Anche per questo deve diventare legge più velocemente possibile.

Un ringraziamento particolare va ai tanti volontari che a L’Aquila come in ogni parte d’Italia hanno dato vita in questi mesi a questa straordinaria esperienza di partecipazione civica.

Comitato Promotore
Legge di solidarietà nazionale per i territori colpiti da disastri naturali

martedì 14 dicembre 2010

martedì 6 aprile 2010

UN ANNO DOPO





Bertolaso parteciperà solo alla funzione religiosa prevista per le 4 di mattina presso la Chiesa di Collemaggio. Lo ha detto questa mattina durante l'iinaugurazione della contestata nuova Chiesa di Piazza D'Armi sorta su un terreno pubblico grazie all'ENNESIMA imposizione di Protezione Civile e una parte della Chiesa
INTANTO Anita, aquilana di 83 anni, ha proprio la tempra della garibaldina: dopo mesi da sfollata, da sola in una stanza d’albergo sulla costa abruzzese, tre giorni fa ha occupato una stanza di una caserma dell’Aquila

2008: il Comune compra l’area di Piazza d’Armi, a pochi soldi come terreno agricolo, con destinazione verde pubblico

ottobre 2009: il consigliere Luigi D’Eramo presenta un ordine del giorno al consiglio comunale sulla collocazione a Piazza d’Armi della mensa celestiniana. L’ordine del giorno, contro i regolamenti che prevedono 7 giorni tra la presentazione e la discussione, viene votato subito. 22 favorevoli, 7 astenuti. L’ordine del giorno è un atto di mero indirizzo e non è vincolante.

26 gennaio 2010: La Meraviglia S.p.A. vince la gara di appalto per la realizzazione della mensa celestiniana, degli alloggi (per i bisognosi e i volontari) e della chiesa offrendo un ribasso economico pari al 17,89%. Alla gara, indetta tramite procedura negoziata, sono invitate a partecipare 14 società, tutte ditte appaltatrici del piano C.A.S.E.

28 gennaio 2010: la commissione territorio e i capigruppo del Comune dell’Aquila bloccano i lavori e chiedono un consiglio comunale ad hoc per discutere di tutti i progetti riguardanti la destinazione di Piazza d’Armi.

notte del 28 gennaio 2009: la ditta appaltatrice fa la prima gettata di cemento, nonostante il cantiere è stato bloccato

29 gennaio 2010: “La mensa dei poveri si fa a piazza d’Armi punto e basta” afferma Bertolaso “In passato sono stato criticato per aver preso decisioni da solo con scarso senso democratico. Una volta tanto lo faccio veramente. Se è vero che per le prossime 72 ore sono ancora io al comando, posso assicurare che la mensa si farà secondo il progetto previsto”. Dopo queste parole Cialente si impegna a sbloccare la realizzazione giungendo a dichiarare che l’opera si può fare solo se removibile.

Ci sono altre zone dove il progetto della mensa – finanziato tra gli altri da Protezione Civile, Carispaq e il quotidiano Il Centro – può essere collocata. In uno dei tanti terreni della Chiesa ad esempio. Siamo stufi che gli interessi della Chiesa siano sempre privilegiati e il caso della nuova Casa dello studente lo conferma.

Quello che più ci indigna è la metodologia con cui la scelta è stata presa. Una nuova imposizione, suggellata dalle dichiarazioni di Bertolaso e come al solito avallata dal sindaco Massimo Cialente.

Per la prima volta in cui un dibattito si accende viene spezzato in questo modo dal capo della protezione civile che in base ai suoi super poteri decide. Ma questa non è un opera legata all’emergenza e non rientra nelle competenze del sottosegretario.

Inoltre l’area è il luogo di un’ indagine per lo scarico non regolare di macerie e necessita di una bonifica.

Per questo chiediamo un incontro con il vescovo Giovanni d’Ercole e con il sindaco Massimo Cialente per avere chiarimenti in merito a questa situazione.

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C’è un’informativa giudiziaria – riservata – redatta della Polizia dell’Aquila che accusa i vertici della Protezione Civile di omicidio colposo. Omicidio colposo per non aver dato l’allarme alla popolazione aquilana prima della scossa fatale del 6 aprile scorso. Nonostante uno sciame sismico – in corso da quattro mesi e con oltre quattrocento scosse – giustificasse quanto meno la dichiarazione di “stato d’allerta”, se non l’evacuazione (come invece avvenuto in Garfagnana nel 1985). Una “negligenza fatale” secondo gli investigatori. Ora il rapporto dettagliato (con documenti scientifici, interrogatori e perizie) è stato inserito nel fascicolo di indagine della Procura dell’Aquila sul “mancato allarme” nei giorni precedenti la tragedia e si trova sul tavolo del sostituto procuratore Fabio Picuti.

Un documento “delicato”, spiegano da Palazzo di Giustizia, in quanto arrivato sul tavolo del magistrato che conduce l’indagine pochi giorni prima dell’anniversario del sisma. Il timore è che iniziative giudiziarie immediate possano turbare la fiaccolata commemorativa prevista in città per la notte tra domani e martedì. Ma non è escluso che la Procura entro qualche giorno assuma iniziative. Allegati al dossier della Polizia ci sono anche gli interrogatori al vice capo della Protezione Civile Bernardo De Berardinis, al presidente vicario della “Commissione Grandi Rischi” della Protezione Civile Franco Barberi, al presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia Enzo Boschi, al direttore dell’ufficio rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce, al direttore del Centro Nazionale Terremoti Giulio Selvaggi e altri tre funzionari della Protezione Civile dell’ufficio gestioni emergenza e servizio comunicazione.
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Giornali e TV in questi giorni sono ritornati in massa. Chi per confermare senza vergogna alcuna la disinformazione fatta in questo anno, chi per trovare storie che indichino il contrario, chi semplicemente perché l’anniversario del sisma “fa notizia” e non si può non essere presenti.

E se per molti il 6 aprile è un punto di arrivo, per mostrare quanto fatto in questo anno, o per raccontare cosa è successo, per noi, per gli aquilani e crediamo anche per molti italiani correttamente aggiornati, sarà un giorno di riflessione, ricordo, e rispetto, nel silenzio. Ricorderemo le vittime, ed a riflettori nuovamente spenti torneremo ad informare, come pensiamo sia più corretto fare per la rinascita della città e dei borghi limitrofi. In quello che potremmo definire l’inizio dell’Anno II D.T. (Dopo Terremoto).
Oggi possiamo affermare di aver visto crescere, negli ultimi mesi, la consapevolezza di molti aquilani sul possibile destino della città, se non si diventa attivi, partecipi e controllori di un comune processo di rinascita. Molti i progetti che semplici cittadini stanno definendo in questo periodo, ne daremo notizia nei prossimi giorni. Molto ancora da fare. Dall’abbattimento totale del muro che separa alcune amministrazioni locali dalla popolazione, alle richieste su cui alzare la voce nei confronti dei politici e del governo nei prossimi mesi. Ed è in questa partecipazione crescente della popolazione che vediamo le maggiori speranze per il futuro. Forse un’utopia, ma da questa partecipazione potrebbe consolidarsi un modello da esportare in tutta Italia. Macerie e carriole fanno già parte del vocabolario giornalistico. Domani, altri termini ed idee potrebbero rientrarvi, lo scopriremo insieme nei prossimi mesi.

Le risate degli sciacalli della “cricca”, intercettate dalla Procura di Firenze, danno la misura della sorte che attende l’ormai ex “Isola felice”. Criminalità organizzata e comitati di affari all’assalto di una regione che aveva già dimostrato di essere impreparata a fronteggiare tali fenomeni: ad attirarli è il piatto ricco della ricostruzione, a spianargli la strada è il modello di intervento scelto dal Dipartimento di protezione civile.
Ad un anno dal sisma, per comprendere cosa è successo e cosa succederà, è utile ricordare le tappe principali. All’alba del 6 aprile, la strategia di Bertolaso è stata quella di esautorare gli enti locali dei loro poteri, disarticolare le forze dell’ordine nel loro funzionamento, militarizzare il territorio. Contemporaneamente, metà degli abitanti sono stati trasferiti sulla costa e gli altri, per sette lunghi mesi, tenuti chiusi nelle tendopoli e sottoposti a controlli e divieti, come quelli di assemblee o volantinaggi. Così, in un territorio spopolato e con le comunità distrutte e disperse, tutta la prima emergenza è stata gestita come uno dei tanti Grandi eventi, con il suo corollario di sperperi e favori. Emblematico, sul modello del G8 alla Maddalena, è l’appalto dei bagni chimici nelle tendopoli. Sono 3.500 quelli noleggiati, al prezzo di 80 euro al giorno: secondo le indagini ne risulterebbero circa 1.600 in più del necessario, quasi 4 milioni di euro al mese sprecati. E resta da chiarire anche il ruolo di diverse ditte campane, già impegnate nell’affare rifiuti e arrivate a L’Aquila – chiamate dalla protezione civile – all’alba del 6 aprile.
Ma accadono altri episodi ben più inquietanti. A poche ore dall’annuncio della Procura di inchieste per crolli sospetti, Il giorno di Pasqua e Pasquetta decine di camion e ruspe trasportano a Piazza d’Armi proprio quelle macerie per triturarle in due enormi macchine tritasassi: centinaia di metri cubi di detriti – e di prove – vengono così fatti sparire. Subito dopo la Dna crea un pool antimafia per l’emergenza Abruzzo.
Ed è in questo scenario che parte il Progetto CASE: con la promessa “Dalle tende alle case entro settembre”, si avvia la costruzione di 4.700 nuovi alloggi. Grazie al potere di ordinanza e di deroga, il Dipartimento aggira le leggi ordinarie, non solo urbanistiche e ambientali, ma anche quelle su appalti e subappalti: con il pretesto dell’emergenza, Bertolaso gestisce così altre centinaia di milioni di euro senza controlli, nemmeno della Corte dei conti.
Quello degli scarsi controlli è uno dei nervi scoperti e chiama in causa le responsabilità del governo. Ad aprile il Decreto Abruzzo disponeva «permeanti controlli antimafia sui contratti pubblici e sui successivi subappalti e subcontratti», da effettuarsi a partire dalle Linee guida indicate dal «Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle grandi opere» e che per garantire l’efficacia dei controlli antimafia è prevista la «Tracciabilità dei relativi flussi finanziari». Il decreto prevedeva pure l’obbligo di istituire la «White list», una lista delle imprese “oneste” cui rivolgersi per il conferimento di subappalti; la costituzione della Sezione specializzata «per la prevenzione e la repressione dei tentativi di infiltrazione mafiosa», e del Giger (Gruppo interforze centrale per l’emergenza e ricostruzione).

Questo ad aprile 2009. Otto mesi dopo, quando il lavori del Progetto CASE dovevano essere già ultimati, del decreto sulla «Tracciabilità dei flussi finanziari» non vi è traccia, mentre il decreto che stabilisce composizioni e compiti della “Sezione specializzata” e del “Gicer” è stato emanato solo il 3 settembre e fino a metà ottobre risultava ancora giacente presso la Corte dei conti. E’ il Prefetto a fornire un’altra data certa: la prima riunione della «Sezione specializzata» si è tenuta solo l’11 novembre.
[size=14]Di fatto si ammette che nell’intera fase del soccorso e della ricostruzione leggera si sono spesi oltre un miliardo di euro senza attivare strumenti essenziali di controllo e contrasto previsti sin da aprile.
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Non è un caso che ad oggi le imprese escluse da appalti e subappalti siano pochissime. Eppure non sono mancati casi sospetti, come quello dell’Impresa Di Marco, impegnata nel movimento terra nel cantiere di Bazzano. Il titolare risultava socio anche nella Marsica plastica srl insieme a elementi riconducibili alla criminalità organizzata siciliana e ad uno degli arrestati a Tagliacozzo nella Operazione Alba d’oro, definita dagli stessi inquirenti, tre settimane prima del terremoto, come «il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo». Appresa dai giornali la notizia il prefetto convocò una irrituale conferenza stampa in cui difese la ditta, salvo poi vedersi costretto, 70 giorni dopo, a ritirargli il certificato antimafia.
Ma è successo anche di peggio. A luglio, le forze di polizia arrestano un latitante all’interno di uno stabilimento di una grande azienda locale aggiudicataria di un cospicuo appalto e accertano che il latitante lavora per un’altra impresa subappaltatrice priva di autorizzazione. Vengono allora disposti accessi in due dei circa cento cantieri aperti e si individuano 132 ditte sospettate del reato di subappalto non autorizzato. A metà novembre, il Dipartimento inserisce nell’ordinanza 3820 un semplice comma che di fatto cancella tale reato: così le forze dell’ordine si vedono sottrarre tra le mani le prove già raccolte.
Per i subappalti senza gara un caso indicativo è quello del’on. Filippo Piccone, coordinatore del Pdl abruzzese, che ha appena fatto eleggere a Presidente della provincia il suo pupillo. Con una sua ditta, la Korus, si è aggiudicato in Ati con altre due aziende almeno tre forniture e messa in opera di infissi in alluminio per quasi due milioni di euro. Solo per una di esse la Protezione civile indica il 25 settembre come data di firma del contratto: eppure la mattina del 26 settembre gli infissi dell’onorevole Piccone venivano già scaricati nel cantiere di Bazzano, dal tir dell’azienda di suo padre Ermanno. Quest’ultimo, risulta socio anche della Rivalutazione Trara srl, insieme all’onorevole pdl Sabatino Aracu e Dante Di Marco, lo stesso a cui è stato ritirato il certificato antimafia per il movimento terra proprio nel cantiere di Bazzano.
Sarebbero oltre 300 le imprese siciliane, calabresi, pugliesi, napoletane e abruzzesi da “accertare”, comprese diverse con sede al nord ma intestate a figli o a nipoti di mafiosi o camorristi di seconda e terza generazione.

venerdì 5 marzo 2010

Caos liste

“La mancata ammissione delle liste di centro destra per le elezioni regionali in Lazio e Lombardia è dovuto all’incompetenza degli addetti alla presentazione della liste” per il 64,9%, mentre il 24,2% si tratta di un “complotto” e solo il 4,1% considera il problema il frutto avvelenato della guerra intestina al primo partito italiano. È quanto emerge da un sondaggio effettuato in esclusiva per il nostro quotidiano da Ekma ricerche su un campione di 800 intervistati. Gli italiani, insomma, considerano a larga maggioranza che i responsabili del Pdl abbiamo commesso errori.
Intanto i dirigenti del Pdl non trovano pace, dopo che la giornata di ieri è stata nuovamente contrassegnata da cattive notizie: sono infatti arrivati i primi verdetti. E sono due stop per Formigoni e Polverini. La Corte d'Appello di Milano ha respinto il ricorso per la riammissione della “Lista per la Lombardia” di Roberto Formigoni alle elezioni regionali lombarde.
A Roma è stato respinto il ricorso della lista Pdl della provincia di Roma, depositato martedì mattina. «La lista Pdl Roma è fuori dalle elezioni, il ricorso è stato respinto» ha detto il coordinatore regionale Vincenzo Piso.
Immediata lareazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti: «Impensabile lasciare Lazio e Lombardia senza scelta».
Anche a Milano le cose non vanno bene: il vice coordinatore lombardo del Pdl Massimo Corsaro ha annunciato l'intenzione di ricorrere al Tar, così come nel Lazio. Lo conferma Beatrice Lorenzin, portavoce del Comitato elettorale Polverini: «Ora ricorreremo al Tar. Siamo fiduciosi che si pronunci favorevolmente, alla fine prevarrà il buonsenso».
La fiducia, però, è più manifestata che non sentita. Ieri mattina Polverini ha avuto due appuntamenti politici, prima con il sindaco Alemanno e il presidente della Camera Fini, poi con il sottosegretario Gianni Letta.
«Abbiamo fatto una ricognizione della situazione ‐ spiega la Polverini ‐. C'è ancora una piccola questione procedurale che riguarda il listino, su cui penso avremo presto una risposta. Abbiamo quindi definito quello che accadrà se, come io credo, il listino tornerà in campo. La mia lista c'è e quindi proseguiamo in questa bellissima avventura».
A proposito della lista Pdl, però, la candidata ha aggiunto: «è una situazione un tantino più complicata».
Un eufemismo che in gergo politico anticipa l’ipotesi considerata oggi più probabile dagli uomini del Pdl: riammissione della candidatura di Polverini e di tutte le liste ad essa collegata, con l’esclusione del Pdl. Praticamente una sconfitta annunciata. Senza contare le ripercussioni sul partito che governa Roma e molte città e province del Lazio.
Ieri il coordinatore romano Gianni Sammarco, molto vicino a Cesare Previti, ha tenuto a stento i candidati più in vista della lista Pdl della Capitale, letteralmente sull’orlo di una crisi di nervi. Tra i più attivi per la ricerca di una soluzione sarebbero proprio gli uomini che qualcuno avrebbe voluto depennati, De Lillo e Piccolo. Paradossalmente, a salvare il Pdl laziale potrebbe essere la conferma dell’esclusione di Formigoni in Lombardia perché sposterebbe la questione dal piano amministrativo a quello politico: come si può eliminare dalla competizione elettorale il primo partito italiano in due delle principali regioni?
È questala tesi che – secondo alcune fonti interne a via dell’Umiltà – dovrebbe far minacciare a Polverini, anche in caso di riammissione della propria candidatura, la rinuncia a correre. In tal modo si aprirebbe la strada di un rinvio della data del voto per Lombardia e Lazio e una conseguente riapertura dei termini di presentazione delle liste. Ma è solo un’ipotesi...

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