venerdì 12 dicembre 2008

Tevere, la piena




martedì 25 novembre 2008

Politiche ambientali

Se a Roma si insiste nel denunciare i presunti costi delle politiche ambientali, la promessa elettorale di Obama è stata invece quella di creare nel giro di dieci anni 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell’energia pulita e di arrivare a un taglio delle emissioni di C02 dell’80% entro il 2050.
Obama parla agli ambientalisti. Un piano d’azione che dopo qualche iniziale incomprensione legata al ruolo dei biocarburanti e del “carbone pulito”
ha conquistato la stragrande maggioranza degli ambientalisti americani. “La travolgente vittoria di Obama e dei tanti candidati filo ambientalisti in giro per il Paese - esulta il presidente di Friends of Earth Brent Blackwelder - segnala un forte rigetto delle fallimentari politiche energetiche degli ultimi otto anni e un mandato storico per una trasformazione su vasta scala”.
Trasformazione, che “rappresenta il ritorno degli Usa sulla scena mondiale per la lotta contro i cambiamenti climatici e un forte rilancio dell’industria delle fonti rinnovabili” rendendo “alla luce delle novità in arrivo ancora più imbarazzante e penoso il balbettio italiano per sottrarsi agli impegni contro il riscaldamento del Pianeta”.

sabato 25 ottobre 2008

Beep beep


La crisi finanziaria pre-elettorale degli Usa nasconde più probabilmente la fine del rapporto dollaro-petrolifero. Il dollaro è ormai simile a Willy, il celebre coyote dei cartoni animati. Nell'inseguimento del suo storico nemico Beep-beep, varca l'orlo di un precipizio, continua per un po' a correre in aria fin quando non si accorge di trovarsi nel vuoto e si schianta per terra. Sono anni che il dollaro corre nel vuoto. Il problema è capire se e quando si schianterà, o se riuscirà a fare un atterraggio morbido. Tutti concordano su un punto: gli squilibri strutturali degli Usa non sono sostenibili, a meno che non vengano difesi con una serie continua di guerre.

domenica 12 ottobre 2008

Crisi e recessione globale, almeno si respirerà un pò meglio

Un rallentamento dell'economia globale potrebbe consentire alla Terra di tirare un po' il fiato, dopo le emissioni eccessivamente alte di biossido di carbonio responsabili del cambiamento climatico. Lo ha detto Paul J. Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, esperto di chimica atmosferica.
Le grosse nubi, che si addensano sull'economia mondiale potrebbero alleviare il fardello ambientale del Pianeta.
Un minor aumento delle emissioni di Co2 ed un uso migliore delle risorse energetiche, ma dipenderà dalle volontà dei governi, i primi dati sul consumo energetico sembrano indicare un minor consumo di idrocarburi per i prossimi 6-9 mesi, con sicuri benefici effetti per la stratosfera. Le emissioni rilasciate dalla combustione dei carburanti di origine fossile in centrali elettriche, fabbriche, case e veicoli, stanno crescendo di almeno il 3% l'anno.
L'obiettivo di dimezzare le emissioni totali entro il 2050 potrebbe essere aiutato dalla grande recessione mondiale.


giovedì 18 settembre 2008

Se gli States si statalizzano..



Il crollo dei mercati segna la fine di un'epoca, la fine del capitalismo americano alla american dream. La nazionalizzazione della più grande compagnia assicurativa mondiale, l'American International Group da parte di banca centrale Usa non ha precedenti ed è il sintomo estremo delle bancarotte parate dalla politica.
Ma la Aig non emette solo polizze e gestisce fondi pensione, emetteva anche
titoli che potevano destabilizzare l'intera economia globale e difatti il Tesoro di Washington ha dovuto varare in fretta e furia delle emissioni speciali di titoli per rifinanziare la Federal Reserve. Ma i Treasury Bonds, i Bot a stelle e strisce li abbiamo comprati noi e tutte le istituzioni finanziarie del mondo: le assicurazioni europee e asiatiche, i fondi comuni italiani, le banche mondiali, l'effetto domino potrebbe essere tremendo.

domenica 3 agosto 2008

I termo.. valori


Manlio il vero Re di Roma
Per qualcuno è l’ottavo re di Roma, il reMonnezza. Per i giornali si tratta di un riservatissimo vecchietto di 84 anni che potrebbe far cadere il Governo. Se chiudesse i cancelli dei suoi terreni alla periferia di Roma metterebbe in crisi l’esecutivo nazionale in poche ore. Rispedendo al mittente le 4.500 tonnellate d’immondizia prodotte ogni giorno dalla capitale e dalla Città del Vaticano, ma finché la regione Lazio nonostante le prediche e le multe minacciate da Bruxelles, consentirà alla discarica di Cerroni di operare oltre il termine di saturazione, che dal 2005 continua provvidenzialmente a slittare, continuerà a smaltire tutto quello che Roma da trent’anni gli chiede di smaltire applicando tariffe tra le più economiche d’Italia e così Manlio Cerroni padrone anche della tv RomaUno guarda al futuro investendo milioni e milioni nei termovalorizzatori (inceneritori altamente inquinanti) il nuovo business di domani sulla pelle dei cittadini romani.

mercoledì 25 giugno 2008

Il silenzio sul bilancio del comune di Roma

Il bilancio del Comune di Roma è irregolare, i tecnici della Ragioneria dello Stato ed i più grandi studi internazionali legali della capitale sono stati incaricati di seguire lo scandalo, ma nessuno parla, compreso il nuovo sindaco che non può denunciare i falsi per ragioni politiche. Infatti se divulgasse il vero stato delle cose si suiciderebbe come sindaco, il governo dovrebbe commissariare il Comune ed Alemanno e la sua giunta non potrebbero più disporre di un euro. Sembra che almeno una parte dei bond emessi dal Comune di Roma sono hedge funds, spazzatura, peggio di quella di Napoli. Ma il gentlemen agreement Berlusconi-Veltroni terrà lo scandalo lontano dai media così da ottenere un "ottimo risultato" a scapito dei romani rinviando (come al solito) il problema..
Tremonti inventa il decreto "salva Roma" che nomina Alemanno commissario straordinario per i debiti pregressi, si parlerà di qualche dato occultato da Veltroni e la sua maggioranza , ma niente di più ed il gioco è fatto.

sabato 19 aprile 2008

Elezioni finite.. restano i casini

Verrebbe da dire a parte il ballottaggio di Roma (molto aperto) dopo le nazionali scompare la formazione di sinistra comunista, non radicale che invece è stata eletta col PD, non decolla la destra, qualche SVP, una forte e vincente Lega Nord, Di Pietro che ora si differenzia di nuovo dopo essersi preso i voti, la Lega del Sud e ..appunto Casini e l'UDC, oltre naturalmente a Berlusconi col suo Popolo della Libertà. Un terremoto nei partiti con sparizioni dolorose e meno, ma sicuramente nessun progresso a livello di democrazia, con due nuovi feudi affermati e due leader di maggioranza e opposizione in una sorta di gentlemen agreement del comando.

Senato e Camera:
PDL 141 - 272
Pd 116 - 211
Lega Nord 25 - 60
Idv 14 - 28
Udc 3 - 36
Mpa 2 - 8
SVP 2

mercoledì 2 aprile 2008

Veltrusconi


di Stefano Folli sul Sole24ore

«Veltrusconi», una brutta parola che fotografa una certa realtà

Brutto e persino inquietante, il fotomontaggio che illustra il servizio di "Newsweek" dedicato all'Italia ha il pregio della chiarezza. Serve a far capire che i nostri blandi duellanti, Veltroni e Berlusconi, hanno il dovere morale e politico di affrontare insieme le emergenze dell'Italia. Ossia di «portare fuori la spazzatura», tanto per restare nelle metafore che non lasciano nulla all'immaginazione.
Del resto, se è vero che l'assegnazione a Milano dell'Expo 2015 è il risultato di un lavoro di squadra assai «bipartisan», come quasi tutti hanno sottolineato (tranne Berlusconi e Prodi), non è strano che qualche osservatore consideri realistica l'ipotesi di una grande coalizione per evitare la paralisi nazionale. «Veltrusconi» è un termine giornalistico, forse sgradevole: ma è anche la fotografia di una realtà. Non va inteso alla lettera, ma nella sostanza. Come dire che – vista da lontano – l'Italia appare un Paese spaccato e bisognoso di essere riunificato. Era così anche nel 2006, quando dalle elezioni emerse il pareggio, ma Prodi fece dell'ironia («se ho due voti di maggioranza, penso che uno sia di troppo»). Due anni dopo il problema è rimasto lo stesso. E a modo suo "Newsweek" ha messo il dito nella piaga.
Come è ovvio, i due protagonisti della vicenda elettorale si sono affrettati a prendere le distanze: non pensano affatto a larghe intese dopo il 14 aprile, garantiscono all'unisono le due facce di «Veltrusconi». Peraltro è logico. Siamo a dodici giorni dal voto. In nessun paese al mondo i contendenti ammetterebbero accordi per il dopo alla vigilia delle elezioni. Berlusconi e Veltroni hanno il diritto di verificare l'esito delle urne. Tuttavia è chiaro quale sarà il dibattito post-elettorale. Si parla di «fase costituente», di riforme «da scrivere insieme », si adombra da varie parti, in particolare dal fronte berlusconiano, una situazione economica drammatica.
Se il voto non offrisse un risultato limpido, in particolare al Senato, chi e come sarebbe in grado di garantire un governo all'Italia? S'intende un governo per decidere e non solo per vivacchiare. Un governo, appunto, «per portare fuori la spazzatura». Non è detto che debba essere una grande coalizione di impianto classico, alla tedesca, come quella cui accenna la rivista americana. Ma è inevitabile, se i numeri saranno precari, che si definisca una responsabilità comune in Parlamento delle maggiori forze. Sulle riforme costituzionali, certo, ma non solo su quelle. Visto che un immediato ritorno al voto sarebbe suicida e, d'altro canto, non sarebbe comprensibile un'intesa sulle riforme e allo stesso tempo uno scontro senza respiro sull'economia, è giocoforza che Pdl e Pd trovinoil modo d'intendersi.
In fondo, "Newsweek" ha detto questo e non è entrata nei labirinti della politica italiana. Che poi l'accordo si riveli utile al Paese e non sia solo un patto di potere, come paventa Casini, questo dipende dalla serietà dei leader e dai vincoli imposti dalle circostanze. Vale a dire l'inflazione che risale, il peso del debito pubblico, la crescita vicina allo zero.Come sostiene D'Alema a proposito dell'Expo 2015, «quando sono in gioco gli interessi fondamentali del Paese, bisogna sapersi unire». Per cui appare un po' di maniera la reazione di Veltroni, secondo cui «la democrazia anglosassone prevede che ci sia sempre una maggioranza e un'opposizione ». Talvolta esistono le eccezioni, in condizioni peculiari. Anche il leader del Pd lo sa, ma al momento non può dirlo.


..ed è nato anche un sito veltrusconi.it

sabato 5 gennaio 2008

Le tetrarchie antiche e moderne di Alessandro Pizzuti

Il Medioevo ebbe inizio nel 476 d.C. con la caduta dell’impero romano d’Occidente. In realtà l’impero era già in crisi dall’avvento delle invasioni barbariche e Diocleziano istituì la tetrarchia per organizzare e controllare meglio l’impero, mentre Costantino usò la religione cristiana per mantenere, anche se per poco ancora il potere sull’Europa. L’Alto Medioevo che va dal 476 al Mille sviluppa quasi subito il sistema feudale, cioè si configura un modello di stato caratterizzato non a caso dalla presenza di poteri centrali deboli, rispetto invece alla forza di poteri locali o di casta. Si creano singoli organismi politici nella persona di una miriade di feudatari, cioè di grandi signori appartenenti alle famiglie aristocratiche, che si accaparrano più terre e acquisiscono potere. Essi a loro volta, nel sistema feudale, per poter gestire, cedono terreni in cambio di benefici (il rapporto di fedeltà). Come conseguenza fondamentale della frammentazione politica, si forma una società gerarchizzata, in cui si delineano precisi confini sociali, in cui i vari ceti sociali sono delle vere e proprie caste chiuse senza apertura sociale. Le classi erano 4: l’aristocrazia terriera (di origine guerriera), i contadini (destinati alla produzione dei beni materiali), i ministeriales (svolgevano le funzioni amministrative, ad litteram, dal signore) e i servi (tra cui quelli della gleba). Era convinzione comune che questa suddivisione sociale riflettesse un disegno provvidenziale di Dio e tutti ritenevano che Dio stesso avesse diviso la società nell’ordo dei bellatores (i guerrieri), oratores (sacerdoti) e laboratores (contadini e artigiani), la quarta era l’elitè nobiliare ed ecclesiastica del potere. Quindi la disuguaglianza sociale era considerata come un principio giusto, voluto da Dio per garantire l’ordine e il mutuo soccorso. Passare da una categoria a un’altra era impossibile. Si registrava così una grave crisi economica diminuendo drasticamente il flusso dei commerci e portando l’economia alla pura sussistenza. Le conseguenze furono un ritorno al baratto ed un degrado progressivo migliorato solo in seguito con nuove scoperte. Le continue innovazioni tecnologiche del mondo moderno dovrebbero aiutare il mercato e quindi migliorare il potere di acquisto dei cittadini come accadde nel rinascimento, invece dopo il secondo millennio ci si accorge che ogni possibile miglioramento viene o stoppato sul nascere (alternative energetiche al petrolio che è costantemente in aumento di prezzo) o stabilizzato in tetrarchie o simili per garantire che i flussi economici restino sempre inalterati e mai migliorativi per gli utenti. La telefonia mobile in Italia è un esempio classico di questa tetrarchia: parte con un monopolio della SIP, poi TELECOM, finta liberalizzazione e poi l’attuale divisione in 4 gestori a caste chiuse, senza più concorrenza fra loro, ma con l’incredibile e sfacciata idea che per risparmiare sulle tariffe si debbano acquistare almeno 4 telefoni con relative schede. Su questa falsa riga i gestori di telefonia fissa -internet e 4 grandi pay tv (tra analogico, satellite e digitale) di cui una finge da anni di essere pubblica motivando con la concorrenza all’altra privata. Sulla strada anche l’energia che continua ad aumentare le bollette con la scusa dell’aumento del prezzo del greggio, ma in realtà prepara un altro mercato chiuso e comunque evita sempre la concorrenza fra i gestori, che aumentano i prezzi sempre all’unisono come i benzinai. La grande distribuzione, che è il campo dove ho avuto la maggiore esperienza lavorativa punta a fidelizzare con le carte, che pian piano diventano strumenti sempre più succhia-soldi col credito al consumo, facilitando gli acquisti rateizzati e usurando come le banche con gli interessi mensili sempre più alti delle revolving. Quattro grandi banche ormai ci sono già, frutto delle fusioni e delle concentrazioni. Anche la politica sembra avviarsi ad una tetrarchia. Fallito ormai il sistema bipolare, si punta a 4 grandi aggregazioni dalla destra alla cosa rossa ed in mezzo i due leader antagonisti di riferimento. La domanda è se questo rappresenterà solo l’ennesimo tentativo di conservare l’esistente o porterà realmente benefici ai cittadini del neo-feudalesimo. Visti i precedenti c’è poco da sperare.